[...] Ci si abitua a così tanta folla?
No, perchè non dando mai niente per scontato non ci si abitua mai. In questo disco "Prisoner 709" pensavo di aver fatto una scelta un po' azzardata ma comunque onesta, e adesso sono veramente contento di ogni singola persona che compra il disco.
E' il primo disco di Michele Salvemini più che il settimo disco di Caparezza... è una giusta definizione?
Mi sembra di esser bipolare! Sicuramente c'è una componente personale molto più forte rispetto a quella che la critica sociale è stato il tratto distintivo nella mia musica fino ad ora, adesso invece mi sto concentrando su me stesso, quindi sono venute fuori delle cose un po' più intime.
Quindi secondo te si può instaurare un nuovo rapporto con i tuoi fan?
Sì, è probabile che addirittura persone che non erano per nulla interessate al mio punto di vista sulla società, nel momento in cui comincia a parlare di me stesso possano avvicinarsi, perchè magari empatizzano un po' di più se hanno un carattere simile o se son successe cose analoghe alle mie, o se hanno un pensiero in comune com i pensieri, l'esistenza, la filosofia...
Io faccio le cose anche per curiosità, sono un ascoltatore ossessivo. Non riascolto quasi mai la roba della mia gioventù e quindi ogni volta questo tipo di influenze nuove, entrano in circolo e in qualche modo riesco a tirarle fuori.
Quel brano lì è praticamente strumentale ed è un brano che teoricamente non c'entra proprio nulla con me. Era l'unico modo per rappresentare l'evasione, il non esserci.
Tu ogni volta sottolinei la tua origine pugliese, come vivi il rapporto con Molfetta, la tua citta?
Molfetta è come se fosse una madre per me, con tutti i suoi pregi e difetti. Probabilmente Molfetta è piena di criticoni, compreso me.
